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Una “legge salva-suicidi” che permette a chi è in gravi difficoltà economiche di rinegoziare i propri debiti contratti con banche, fornitori e persino con Equitalia, permettendo ai privati cittadini di non subire espropri finendo per perdere ogni cosa. La puntata delle Iene  si è occupato della legge 3/2012, una legge varata per contrastare i devastanti effetti che la crisi economica ha avuto su molti privati cittadini, stretti in una morsa fatta di disoccupazione, riduzione dell’attività lavorativa e scadenze da onorare a cui non riescono più a far fronte anche a causa di eventi eccezionali. . (Video Diminuire i debiti si può’ ma in pochi lo sanno by Le Iene *Canale 5* il servizio completo de Le Iene)

La nuova normativa è diretta a porre rimedio alle situazioni di crisi di liquidità in cui possono venirsi a trovare consumatori e piccole e medie imprese non assoggettabili alle procedure concorsuali, e nei confronti dei quali sono unicamente applicabili azioni esecutive individuali.

Anche le famiglie possono fallire. Ma a differenza delle grande aziende non hanno il “privilegio” di portare i libri in tribunale. In altre parole, quando un livello di indebitamento ormai insostenibile le conduce dritte al default, le loro sorti sono nelle mani dei creditori (se non degli strozzini) senza nessuna protezione. Se una famiglia non ce la fa più a pagare rate e bollette viene trascinata in tribunale dai suoi creditori e rischia di perdere tutto.

Questo succedeva fino a poco tempo fa: ma una recente provvedimento del governo (il Dl 22 dicembre 2011 n. 212,convertito  in legge definitiva) ha fornito anche alle famiglie in crisi finanziaria una rete per cadere sul morbido. Il decreto-legge sul sovraindebitamento mira a  fronteggiare le situazioni di crisi delle famiglie (e anche delle piccole imprese), a cui finora non si applicavano le norme in materia di fallimento e procedure concorsuali riservate alle grandi aziende.

Viene quindi introdotto un meccanismo, simile a quello in vigore da tempo negli Usa, che dà possibilità anche ai privati di concordare con i creditori un piano di ristrutturazione del debiti e arrivare alla “esdebitazione” definitiva. Cioè a chiudere una volta per tutte i conti con i creditori. Un meccanismo simile al concordato preventivo, la procedura con cui l’imprenditore ricerca un accordo con i suoi creditori per non essere dichiarato fallitoo comunque per cercare di superare la crisi temporanea della sua azienda.

Una procedura in quattro mosse

Il meccanismo è controllato e garantito da un giudice ma serve proprio a evitare di imbarcarsi in causeestremamente lunghe e costose, a vantaggio sia dei debitori che dei creditori (nonché della stessa macchina giudiziaria che si trova alleggerita di una notevole mole di processi).

Ecco la procedura da seguire per scampare alla bancarotta:

1) Il cittadino (o la piccola impresa) deve presentare domanda al tribunale di residenza allegando le dichiarazioni dei redditi degli ultimi 3 anni e gli atti di disposizione del patrimonio (compravendite ecc.), degli ultimi 5 (la piccola imprese deve presentare le scritture contabili degli ultimi 3 esercizi). Una relazione del Piano del consumatore di cui all’art. 8 della Legge n.3 del 27 gennaio 2012, tenendo conto di quelle che sono le “Linee guida sul sovraindebitamento” elaborate dal Consiglio Nazionale dei Dottori commercialisti ed Esperti contabili, insieme con gli allegati seguenti: (Dati relativi al patrimonio mobiliare ,Dati relativi ai finanziamenti in essere ,Elenco analitico del patrimonio immobiliare  del debitore ,Elenco creditori)

2) Il giudice verifica i requisiti di ammissibilità e fissa una finestra di 120 giorni per mettere il patrimonio del debitore al riparo da azioni esecutive individuali o da sequestri conservativi.

3) La valutazione passa a un organismo di composizione, formato da professionisti (avvocati, commercialisti o notai) e istituito presso le camere di commercio o gli enti locali. Questi professionisti dovranno essere iscritti in un apposito registro e riceveranno un compenso stabilito dal ministero della Giustizia. L’organismo aiuterà le parti a raggiungere un accordo di ristrutturazione del debito, per esempio il pagamento parziale o dilazionato su più anni. In alcuni casi specifici si può prevedere una moratoria di un anno per il pagamento.

4) L’accordo sul piano di “esdebitazione” passa di nuovo al giudice che si limita a verificarne la correttezza formale e a omologarlo.

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti rappresentano uno strumento in più per i piccoli imprenditori in stato di crisi (antecedente allo stato di insolvenza), dal quale fino ad oggi erano esclusi in quanto i limiti di fatturato, di attivo patrimoniale e il volume dei debiti non permettevano loro di avviare procedure concorsuali, senza possibilità di accordo con i creditori. La nuova normativa si applicherà alle imprese in uno stato di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio liquidabile, a fronte della definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni. Sostanzialmente la legge prevede che l’impresa debitrice in difficoltà possa proporre un concordato per la ristrutturazione del debito, dettagliato nelle scadenze e nelle modalità di pagamento, oltre che nelle eventuali garanzie, che preveda un piano di pagamenti regolari ai creditori che non hanno sottoscritto l’accordo e il pagamento integrale dei titolari di crediti privilegiati (c.d. chirografari). Per la concessione dell’omologa dell’accordo è necessario il raggiungimento del consenso da parte dei creditori rappresentanti il 70% dei crediti.

Nella legge è stata inoltre inserita la possibilità di richiedere un mutuo al Fondo anti-usura per le imprese fallite. Il prestito deve essere approvato dal giudice e la domanda deve essere presentata entro sei mesi dalla denuncia del reato di usura. In più gli Enti del territorio potranno esonerare le imprese vittime degli usurai dal pagamento dei tributi locali. Il disegno di legge entrerà in vigore, con eventuali modifiche apportate nei prossimi giorni, il trentesimo giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Scarica il testo del D.L. 22 dicembre 2011, n. 212



RINEGOZIAZIONE DEBITO: COME FUNZIONA – Una legge, questa, che in pochi conoscono e che il programma di Italia 1 ha spiegato in modo piuttosto semplice: un cittadino non può dichiarare fallimento come se fosse una società, ma può andare in tribunale e chiedere di essere assistito da un esperto contabile che lo aiuta ad avere a che fare con i propri creditori, banche comprese. L’esperto analizzerà la situazione tra debiti e averi e proporrà ai creditori il cosiddetto “piano di rientro”: ovviamente non verrà restituita la totalità del debito, ma soltanto quello che il privato può realisticamente permettersi di pagare. La proposta, per andare in porto, deve essere accettata almeno dal 60% dei creditori. E la rinegoziazione del debito più portare a uno “sconto” anche del 50% sul totale del debito.

RINEGOZIAZIONE DEBITO: PERCHÉ CONVIENE – Ai creditori conviene accettare una simile proposta: per gli istituti di credito si tratta di un affare perché, nel caso in cui il cittadino non potesse più pagare il mutuo sulla casa e la banca decidesse di metterla all’asta, guadagnerebbe molto meno del prezzo iniziale per colpa della svalutazione degli immobili causata dalla crisi economica. Anche a Equitalia conviene accettare la rinegoziazione del debito perché, non potendo pignorare una prima casa, in questo modo riuscirebbe a rientrare in possesso di una parte dei soldi. Stesso discorso per le aziende e per i fornitori, che percepiscono dallo stato agevolazioni fiscali per il fatto di aver ricevuto meno entrate di quanto previsto.

RINEGOZIAZIONE DEBITO: LA LEGGE SALVA-SUICIDI – Per spiegare il meccanismo, Casciari è andato a intervistare Cristian, un imprenditore agricolo modenese che ha subito danni gravissimi a seguito del terremoto del 2012. Da un giorno all’altro Cristian e la sua famiglia si sono ritrovati con la casa inagibile, i materiali da lavoro pesantemente danneggiati e moltissime spese impreviste: il suo debito era arrivato a superare il milione di euro e l’uomo – non senza qualche difficoltà – ha ammesso di aver considerato la possibilità di togliersi la vita non riuscendo a vedere altra via d’uscita per onorare un debito così alto. Invece, facendo ricordo alla legge 3/2012 e impegnando tutto ciò che gli restava, Cristian ha rimodulato il proprio debito abbassandolo fino a 300.000 euro. «La banca ha accettato perché se mi avesse portato via tutto ci avrebbe comunque guadagnato meno – spiega – Invece così ti lasciano lavorare e tu paghi quello che puoi».

RINEGOZIAZIONE DEBITO: LEGGE 3/2012 – La legge salva-suicidi, comunque, resta conosciuta da pochi e non di rado, purtroppo, si sente di persone che compiono un gesto estremo non riuscendo come andare avanti. Come Orietta e Domenico, che dovrebbero continuare a pagare un mutuo di 20 anni su una casa che ormai è ridotta a un cumulo di macerie, nonostante l’attività dell’uomo sia ormai al collasso: «Se potessimo toglierci dalle spalle il peso del mutuo potremmo ricominciare» – ha concluso l’uomo.

 

 

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NASCE “CARTASIA” LA PRIMA CARD PROFESSIONALE RAPIDA ED ECONOMICA SULLA LEGGE 3/2012 SUL SOVRAINDEBITAMENTO

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