Art. 7
Presupposti di ammissibilita’

1. Il debitore in stato di sovraindebitamento puo’ proporre ai
creditori, con l’ausilio degli organismi di composizione della crisi
di cui all’articolo 15 con sede nel circondario del tribunale
competente ai sensi dell’articolo 9, comma 1, un accordo di
ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti sulla base
di un piano che, assicurato il regolare pagamento dei titolari di
crediti impignorabili ai sensi dell’articolo 545 del codice di
procedura civile e delle altre disposizioni contenute in leggi
speciali, preveda scadenze e modalita’ di pagamento dei creditori,
anche se suddivisi in classi, indichi le eventuali garanzie
rilasciate per l’adempimento dei debiti e le modalita’ per
l’eventuale liquidazione dei beni. E’ possibile prevedere che i
crediti muniti di privilegio, pegno o ipoteca possono non essere
soddisfatti integralmente, allorche’ ne sia assicurato il pagamento
in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della
collocazione preferenziale sul ricavato in caso di liquidazione,
avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o ai diritti
sui quali insiste la causa di prelazione, come attestato dagli
organismi di composizione della crisi. In ogni caso, con riguardo ai
tributi costituenti risorse proprie dell’Unione europea, all’imposta
sul valore aggiunto ed alle ritenute operate e non versate, il piano
puo’ prevedere esclusivamente la dilazione del pagamento. Fermo
restando quanto previsto dall’articolo 13, comma 1, il piano puo’
anche prevedere l’affidamento del patrimonio del debitore ad un
gestore per la liquidazione, la custodia e la distribuzione del
ricavato ai creditori, da individuarsi in un professionista in
possesso dei requisiti di cui all’articolo 28 del regio decreto 16
marzo 1942, n. 267.Il gestore e’ nominato dal giudice.
1-bis. Fermo il diritto di proporre ai creditori un accordo ai
sensi del comma 1, il consumatore in stato di sovraindebitamento puo’ proporre, con l’ausilio degli organismi di composizione della crisi
di cui all’articolo 15 con sede nel circondario del tribunale
competente ai sensi dell’articolo 9, comma 1, un piano contenente le
previsioni di cui al comma 1.
2. La proposta non e’ ammissibile quando il debitore, anche
consumatore:
a) e’ soggetto a procedure concorsuali diverse da quelle regolate
dal presente capo;
b) ha fatto ricorso, nei precedenti cinque anni, ai procedimenti
di cui al presente capo;
c) ha subito, per cause a lui imputabili, uno dei provvedimenti
di cui agli articoli 14 e 14-bis;
d) ha fornito documentazione che non consente di ricostruire
compiutamente la sua situazione economica e patrimoniale.
2-bis. Ferma l’applicazione del comma 2, lettere b), c) e d),
l’imprenditore agricolo in stato di sovraindebitamento puo’ proporre
ai creditori un accordo di composizione della crisi secondo le
disposizioni della presente sezione.

Art. 8
Contenuto dell’accordo o del piano del consumatore

1. La proposta di accordo ((o di piano del consumatore)) prevede la
ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso
qualsiasi forma, anche mediante cessione dei ((crediti)) futuri.
2. Nei casi in cui ((i beni e i redditi)) del debitore non siano
sufficienti a garantire la fattibilita’ ((dell’accordo o del piano
del consumatore)), la proposta deve essere sottoscritta da uno o piu’
terzi che consentono il conferimento, anche in garanzia, di redditi o
beni sufficienti per ((assicurarne l’attuabilita’)).
3. Nella proposta di accordo sono indicate eventuali limitazioni
all’accesso al mercato del credito al consumo, all’utilizzo degli
strumenti di pagamento elettronico a credito e alla sottoscrizione di
strumenti creditizi e finanziari.
((4. La proposta di accordo con continuazione dell’attivita’
d’impresa e il piano del consumatore possono prevedere una moratoria
fino ad un anno dall’omologazione per il pagamento dei creditori
muniti di privilegio, pegno o ipoteca, salvo che sia prevista la
liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di
prelazione.))

Art. 9
Deposito della proposta

1. La proposta di accordo e’ depositata presso il tribunale del
luogo di residenza o sede ((principale)) del debitore. ((Il
consumatore deposita la proposta di piano presso il tribunale del
luogo ove ha la residenza. La proposta, contestualmente al deposito
presso il tribunale, e comunque non oltre tre giorni, deve essere
presentata, a cura dell’organismo di composizione della crisi,
all’agente della riscossione e agli uffici fiscali, anche presso gli
enti locali, competenti sulla base dell’ultimo domicilio fiscale del
proponente e contenere la ricostruzione della sua posizione fiscale e
l’indicazione di eventuali contenziosi pendenti.))
2. ((Unitamente alla proposta devono essere depositati)) l’elenco
di tutti i creditori, con l’indicazione delle somme dovute, ((di
tutti i beni del debitore)) e degli eventuali atti di disposizione
compiuti negli ultimi cinque anni, corredati delle dichiarazioni dei
redditi degli ultimi tre anni e dell’attestazione sulla fattibilita’
del piano, nonche’ l’elenco delle spese correnti necessarie al
sostentamento suo e della sua famiglia, previa indicazione della
composizione del nucleo familiare corredata del certificato dello
stato di famiglia.
3. Il debitore che svolge attivita’ d’impresa deposita altresi’ le
scritture contabili degli ultimi tre esercizi, unitamente a
dichiarazione che ne attesta la conformita’ all’originale.
((3-bis. Alla proposta di piano del consumatore e’ altresi’
allegata una relazione particolareggiata dell’organismo di
composizione della crisi che deve contenere:
a) l’indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenza
impiegata dal consumatore nell’assumere volontariamente le
obbligazioni;
b) l’esposizione delle ragioni dell’incapacita’ del debitore di
adempiere le obbligazioni assunte;
c) il resoconto sulla solvibilita’ del consumatore negli ultimi
cinque anni;
d) l’indicazione della eventuale esistenza di atti del debitore
impugnati dai creditori;
e) il giudizio sulla completezza e attendibilita’ della
documentazione depositata dal consumatore a corredo della proposta,
nonche’ sulla probabile convenienza del piano rispetto
all’alternativa liquidatoria.
3-ter. Il giudice puo’ concedere un termine perentorio non
superiore a quindici giorni per apportare integrazioni alla proposta
e produrre nuovi documenti.
3-quater. Il deposito della proposta di accordo o di piano del
consumatore sospende, ai soli effetti del concorso, il corso degli
interessi convenzionali o legali, a meno che i crediti non siano
garantiti da ipoteca, da pegno o privilegio, salvo quanto previsto
dagli articoli 2749, 2788 e 2855, commi secondo e terzo, del codice
civile.))

Art. 10
Procedimento

1. Il giudice, se la proposta soddisfa i requisiti previsti dagli
articoli 7 ((, 8)) e 9, fissa immediatamente con decreto l’udienza,
disponendo la comunicazione ((, almeno trenta giorni prima del
termine di cui all’articolo 11, comma 1,)) ai creditori presso la
residenza o la sede legale, anche per telegramma o per lettera
raccomandata con avviso di ricevimento o per telefax o per posta
elettronica certificata, della proposta e del decreto ((. . .)).((Tra
il giorno del deposito della documentazione di cui all’articolo 9 e
l’udienza non devono decorrere piu’ di sessanta giorni.))
((2. Con il decreto di cui al comma 1, il giudice:
a) stabilisce idonea forma di pubblicita’ della proposta e del
decreto, oltre, nel caso in cui il proponente svolga attivita’
d’impresa, la pubblicazione degli stessi nel registro delle imprese;
b) ordina, ove il piano preveda la cessione o l’affidamento a
terzi di beni immobili o di beni mobili registrati, la trascrizione
del decreto, a cura dell’organismo di composizione della crisi,
presso gli uffici competenti;
c) dispone che, sino al momento in cui il provvedimento di
omologazione diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullita’,
essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali ne’
disposti sequestri conservativi ne’ acquistati diritti di prelazione
sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo,
da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore; la
sospensione non opera nei confronti dei titolari di crediti
impignorabili.))
((3. All’udienza il giudice, accertata la presenza di iniziative o
atti in frode ai creditori, dispone la revoca del decreto di cui al
comma 1 e ordina la cancellazione della trascrizione dello stesso,
nonche’ la cessazione di ogni altra forma di pubblicita’ disposta.))
((3-bis. A decorrere dalla data del provvedimento di cui al comma 2
e sino alla data di omologazione dell’accordo gli atti eccedenti
l’ordinaria amministrazione compiuti senza l’autorizzazione del
giudice sono inefficaci rispetto ai creditori anteriori al momento in
cui e’ stata eseguita la pubblicita’ del decreto.))
4. Durante il periodo previsto ((dal comma 2, lettera c) )), le
prescrizioni rimangono sospese e le decadenze non si verificano.
((5. Il decreto di cui al comma 1 deve intendersi equiparato
all’atto di pignoramento.))
6. Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti
del codice di procedura civile. Il reclamo si propone al tribunale e
del collegio non puo’ far parte il giudice che ha pronunciato il
provvedimento.

Art. 11
Raggiungimento dell’accordo

1. I creditori fanno pervenire, anche per telegramma o per lettera
raccomandata con avviso di ricevimento o per telefax o per posta
elettronica certificata, all’organismo di composizione della crisi,
dichiarazione sottoscritta del proprio consenso alla proposta, come
eventualmente modificata ((almeno dieci giorni prima dell’udienza di
cui all’articolo 10, comma 1. In mancanza, si ritiene che abbiano
prestato consenso alla proposta nei termini in cui e’ stata loro
comunicata)).
((2. Ai fini dell’omologazione di cui all’articolo 12, e’
necessario che l’accordo sia raggiunto con i creditori rappresentanti
almeno il sessanta per cento dei crediti. I creditori muniti di
privilegio, pegno o ipoteca dei quali la proposta prevede l’integrale
pagamento non sono computati ai fini del raggiungimento della
maggioranza e non hanno diritto di esprimersi sulla proposta, salvo
che non rinuncino in tutto o in parte al diritto di prelazione. Non
hanno diritto di esprimersi sulla proposta e non sono computati ai
fini del raggiungimento della maggioranza il coniuge del debitore, i
suoi parenti e affini fino al quarto grado, i cessionari o
aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della
proposta.))
3. L’accordo non pregiudica i diritti dei creditori nei confronti
dei coobbligati, fideiussori del debitore e obbligati in via di
regresso.
4. L’accordo non determina la novazione delle obbligazioni, salvo
che sia diversamente stabilito.
5. L’accordo ((cessa, di diritto, di produrre effetti)) se il
debitore non esegue integralmente, entro novanta giorni dalle
scadenze previste, i pagamenti dovuti ((secondo il piano)) alle
((amministrazioni pubbliche)) e agli enti gestori di forme di
previdenza e assistenza obbligatorie.((L’accordo e’ altresi’ revocato
se risultano compiuti durante la procedura atti diretti a frodare le
ragioni dei creditori. Il giudice provvede d’ufficio con decreto
reclamabile, ai sensi dell’articolo 739 del codice di procedura
civile, innanzi al tribunale e del collegio non puo’ far parte il
giudice che lo ha pronunciato.))

Art. 12
Omologazione dell’accordo

1. Se l’accordo e’ raggiunto, l’organismo di composizione della
crisi trasmette a tutti i creditori una relazione sui consensi
espressi e sul raggiungimento della percentuale di cui all’articolo
11, comma 2, allegando il testo dell’accordo stesso. Nei dieci giorni
successivi al ricevimento della relazione, i creditori possono
sollevare le eventuali contestazioni. Decorso tale ultimo termine,
l’organismo di composizione della crisi trasmette al giudice la
relazione, allegando le contestazioni ricevute, nonche’
un’attestazione definitiva sulla fattibilita’ del piano.
2. ((Il giudice omologa l’accordo e ne dispone l’immediata
pubblicazione utilizzando tutte le forme di cui all’articolo 10,
comma 2, quando, risolta ogni altra contestazione, ha verificato il
raggiungimento della percentuale di cui all’articolo 11, comma 2, e
l’idoneita’ del piano ad assicurare il pagamento integrale dei
crediti impignorabili, nonche’ dei crediti di cui all’articolo 7,
comma 1, terzo periodo. Quando uno dei creditori che non ha aderito o che risulta escluso o qualunque altro interessato contesta la
convenienza dell’accordo, il giudice lo omologa se ritiene che il
credito puo’ essere soddisfatto dall’esecuzione dello stesso in
misura non inferiore all’alternativa liquidatoria disciplinata dalla
sezione seconda.)) Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli
737 e seguenti del codice di procedura civile. Il reclamo, anche
avverso il provvedimento di diniego, si propone al tribunale e del
collegio non puo’ far parte il giudice che ha pronunciato il
provvedimento.
((3. L’accordo omologato e’ obbligatorio per tutti i creditori
anteriori al momento in cui e’ stata eseguita la pubblicita’ di cui
all’articolo 10, comma 2. I creditori con causa o titolo posteriore
non possono procedere esecutivamente sui beni oggetto del piano.))
((3-bis. L’omologazione deve intervenire nel termine di sei mesi
dalla presentazione della proposta.))
((4. Gli effetti di cui al comma 3 vengono meno in caso di
risoluzione dell’accordo o di mancato pagamento dei crediti
impignorabili, nonche’ dei crediti di cui all’articolo 7, comma 1,
terzo periodo. L’accertamento del mancato pagamento di tali crediti
e’ chiesto al tribunale con ricorso da decidere in camera di
consiglio, ai sensi degli articoli 737 e seguenti del codice di
procedura civile. Il reclamo, anche avverso il provvedimento di
diniego, si propone al tribunale e del collegio non puo’ far parte il
giudice che ha pronunciato il provvedimento.))
5. La sentenza di fallimento pronunciata a carico del debitore
risolve l’accordo.((Gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in
essere in esecuzione dell’accordo omologato non sono soggetti
all’azione revocatoria di cui all’articolo 67 del regio decreto 16
marzo 1942, n. 267.))

3 Piano del consumatore
Art. 12-bis
Procedimento di omologazione del piano del consumatore

(( 1. Il giudice, se la proposta soddisfa i requisiti previsti
dagli articoli 7, 8 e 9 e verificata l’assenza di atti in frode ai
creditori, fissa immediatamente con decreto l’udienza, disponendo, a
cura dell’organismo di composizione della crisi, la comunicazione,
almeno trenta giorni prima, a tutti i creditori della proposta e del
decreto. Tra il giorno del deposito della documentazione di cui
all’articolo 9 e l’udienza non devono decorrere piu’ di sessanta
giorni.
2. Quando, nelle more della convocazione dei creditori, la
prosecuzione di specifici procedimenti di esecuzione forzata potrebbe pregiudicare la fattibilita’ del piano, il giudice, con lo stesso
decreto, puo’ disporre la sospensione degli stessi sino al momento in
cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo.
3. Verificata la fattibilita’ del piano e l’idoneita’ dello stesso
ad assicurare il pagamento dei crediti impignorabili, nonche’ dei
crediti di cui all’articolo 7, comma 1, terzo periodo, e risolta ogni
altra contestazione anche in ordine all’effettivo ammontare dei
crediti, il giudice, quando esclude che il consumatore ha assunto
obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere
ovvero che ha colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacita’ patrimoniali, omologa il piano, disponendo per il relativo provvedimento una forma idonea di pubblicita’. Quando il piano prevede la cessione o l’affidamento a terzi di beni immobili o di
beni mobili registrati, il decreto deve essere trascritto, a cura
dell’organismo di composizione della crisi. Con l’ordinanza di
diniego il giudice dichiara l’inefficacia del provvedimento di
sospensione di cui al comma 2, ove adottato.
4. Quando uno dei creditori o qualunque altro interessato contesta
la convenienza del piano, il giudice lo omologa se ritiene che il
credito possa essere soddisfatto dall’esecuzione del piano in misura
non inferiore all’alternativa liquidatoria disciplinata dalla sezione
seconda del presente capo.
5. Si applica l’articolo 12, comma 2, terzo e quarto periodo.
6. L’omologazione deve intervenire nel termine di sei mesi dalla
presentazione della proposta.
7. Il decreto di cui al comma 3 deve intendersi equiparato all’atto
di pignoramento.))

Art. 12-ter
Effetti dell’omologazione del piano del consumatore

1. Dalla data dell’omologazione del piano i creditori con causa
o titolo anteriore non possono iniziare o proseguire azioni esecutive
individuali. Ad iniziativa dei medesimi creditori non possono essere
iniziate o proseguite azioni cautelari ne’ acquistati diritti di
prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta
di piano.
2. Il piano omologato e’ obbligatorio per tutti i creditori
anteriori al momento in cui e’ stata eseguita la pubblicita’ di cui
all’articolo 12-bis, comma 3. I creditori con causa o titolo
posteriore non possono procedere esecutivamente sui beni oggetto del piano.
3. L’omologazione del piano non pregiudica i diritti dei creditori
nei confronti dei coobbligati, fideiussori del debitore e obbligati
in via di regresso.
4. Gli effetti di cui al comma 1 vengono meno in caso di mancato
pagamento dei titolari di crediti impignorabili, nonche’ dei crediti
di cui all’articolo 7, comma 1, terzo periodo. L’accertamento del
mancato pagamento di tali crediti e’ chiesto al tribunale e si
applica l’articolo 12, comma 4.

4
Esecuzione e cessazione degli effetti dell’accordo di composizione della crisi e del piano del consumatore

Art. 13
Esecuzione dell’accordo o del piano del consumatore

1. Se per la soddisfazione dei crediti sono utilizzati beni
sottoposti a pignoramento ovvero se previsto dall’accordo ((o dal
piano del consumatore,)), il giudice, su proposta dell’organismo di
composizione della crisi, nomina un liquidatore che dispone in via
esclusiva degli stessi e delle somme incassate. Si applica l’articolo
28 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. ((1))
2. L’organismo di composizione della crisi risolve le eventuali
difficolta’ insorte nell’esecuzione dell’accordo e vigila sull’esatto
adempimento dello stesso, comunicando ai creditori ogni eventuale
irregolarita’. Sulle contestazioni che hanno ad oggetto la violazione
di diritti soggettivi e sulla sostituzione del liquidatore per
giustificati motivi decide il giudice investito della procedura.
3. Il giudice, sentito il liquidatore e verificata la conformita’
dell’atto dispositivo all’accordo e al piano, anche con riferimento
alla possibilita’ di pagamento dei ((crediti impignorabili e dei
crediti di cui all’articolo 7, comma 1, terzo periodo)), autorizza lo
svincolo delle somme e ordina la cancellazione della trascrizione del
pignoramento, delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione,
nonche’ di ogni altro vincolo ((, ivi compresa la trascrizione del
decreto di cui agli articoli 10, comma 1 e 12-bis, comma 3, e la
cessazione di ogni altra forma di pubblicita’. In ogni caso il
giudice puo’, con decreto motivato, sospendere gli atti di esecuzione
dell’accordo qualora ricorrano gravi e giustificati motivi)). ((1))
4. I pagamenti e gli atti dispositivi dei beni posti in essere in
violazione ((dell’accordo o del piano del consumatore sono inefficaci
rispetto ai creditori anteriori al momento in cui e’ stata eseguita
la pubblicita’ di cui agli articoli 10, comma 2, e 12-bis, comma 3)).
((4-bis. I crediti sorti in occasione o in funzione di uno dei
procedimenti di cui alla presente sezione sono soddisfatti con
preferenza rispetto agli altri, con esclusione di quanto ricavato
dalla liquidazione dei beni oggetto di pegno ed ipoteca per la parte
destinata ai creditori garantiti.
4-ter. Quando l’esecuzione dell’accordo o del piano del consumatore
diviene impossibile per ragioni non imputabili al debitore,
quest’ultimo, con l’ausilio dell’organismo di composizione della
crisi, puo’ modificare la proposta e si applicano le disposizioni di
cui ai paragrafi 2 e 3 della presente sezione.

Art. 14
Impugnazione e risoluzione dell’accordo

1. L’accordo puo’ essere annullato dal tribunale su istanza di ogni
creditore, in contraddittorio con il debitore, quando e’ stato
dolosamente ((o con colpa grave)) aumentato o diminuito il passivo,
ovvero sottratta o dissimulata una parte rilevante dell’attivo ovvero
dolosamente simulate attivita’ inesistenti. Non e’ ammessa alcuna
altra azione di annullamento.
((1-bis. Il ricorso per l’annullamento deve proporsi nel termine di
sei mesi dalla scoperta e, in ogni caso, non oltre due anni dalla
scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto.))
2. Se il proponente non adempie ((. . .)) agli obblighi derivanti
dall’accordo, se le garanzie promesse non vengono costituite o se
l’esecuzione dell’accordo diviene impossibile per ragioni non
imputabili al debitore, ciascun creditore puo’ chiedere al tribunale
la risoluzione dello stesso.
3. Il ricorso per la risoluzione e’ proposto, a pena di decadenza,((entro sei mesi dalla scoperta e, in ogni caso,)) entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dall’accordo.
4. L’annullamento e la risoluzione dell’accordo non pregiudicano i
diritti acquistati dai terzi in buona fede.
5. Nei casi previsti dai commi 1 e 2, si applicano, in quanto
compatibili, gli articoli 737 e seguenti del codice di procedura
civile. ((Il reclamo si propone al tribunale e del collegio non puo’
far parte il giudice che ha pronunciato il provvedimento.

Art. 14-bis
Revoca e cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del
consumatore

((1. La revoca e la cessazione di diritto dell’efficacia
dell’omologazione del piano del consumatore hanno luogo ai sensi
dell’articolo 11, comma 5.
2. Il tribunale, su istanza di ogni creditore, in contraddittorio
con il debitore, dichiara cessati gli effetti dell’omologazione del
piano nelle seguenti ipotesi:
a) quando e’ stato dolosamente o con colpa grave aumentato o
diminuito il passivo, ovvero sottratta o dissimulata una parte
rilevante dell’attivo ovvero dolosamente simulate attivita’
inesistenti;
b) se il proponente non adempie agli obblighi derivanti dal
piano, se le garanzie promesse non vengono costituite o se
l’esecuzione del piano diviene impossibile anche per ragioni non
imputabili al debitore.
3. Il ricorso per la dichiarazione di cui al comma 2, lettera a),
e’ proposto, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla scoperta e, in
ogni caso, non oltre due anni dalla scadenza del termine fissato per
l’ultimo adempimento previsto.
4. Il ricorso per la dichiarazione di cui al comma 2, lettera b),
e’ proposto, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla scoperta e, in
ogni caso, entro un anno dalla scadenza del termine fissato per
l’ultimo adempimento previsto dall’accordo.
5. La dichiarazione di cessazione degli effetti dell’omologazione
del piano non pregiudica i diritti acquistati dai terzi in buona
fede.
6.Si applica l’articolo 14, comma 5))

SEZIONE SECONDA
LIQUIDAZIONE DEL PATRIMONIO
Art. 14-ter
Liquidazione dei beni

((1. In alternativa alla proposta per la composizione della crisi,
il debitore, in stato di sovraindebitamento e per il quale non
ricorrono le condizioni di inammissibilita’ di cui all’articolo 7,
comma 2, lettere a) e b), puo’ chiedere la liquidazione di tutti i
suoi beni.
2. La domanda di liquidazione e’ proposta al tribunale competente
ai sensi dell’articolo 9, comma 1, e deve essere corredata dalla
documentazione di cui all’articolo 9, commi 2 e 3.
3. Alla domanda sono altresi’ allegati l’inventario di tutti i beni
del debitore, recante specifiche indicazioni sul possesso di ciascuno
degli immobili e delle cose mobili, nonche’ una relazione
particolareggiata dell’organismo di composizione della crisi che deve
contenere:
a) l’indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenza
impiegata dal debitore persona fisica nell’assumere volontariamente
le obbligazioni;
b) l’esposizione delle ragioni dell’incapacita’ del debitore
persona fisica di adempiere le obbligazioni assunte;
c) il resoconto sulla solvibilita’ del debitore persona fisica
negli ultimi cinque anni;
d) l’indicazione della eventuale esistenza di atti del debitore
impugnati dai creditori;
e) il giudizio sulla completezza e attendibilita’ della
documentazione depositata a corredo della domanda.
4. L’organismo di composizione della crisi, entro tre giorni dalla
richiesta di relazione di cui al comma 3, ne da’ notizia all’agente
della riscossione e agli uffici fiscali, anche presso gli enti
locali, competenti sulla base dell’ultimo domicilio fiscale
dell’istante.
5. La domanda di liquidazione e’ inammissibile se la documentazione
prodotta non consente di ricostruire compiutamente la situazione
economica e patrimoniale del debitore.
6. Non sono compresi nella liquidazione:
a) i crediti impignorabili ai sensi dell’articolo 545 del codice
di procedura civile;
b) i crediti aventi carattere alimentare e di mantenimento, gli
stipendi, pensioni, salari e cio’ che il debitore guadagna con la sua
attivita’, nei limiti di quanto occorra al mantenimento suo e della
sua famiglia indicati dal giudice;
c) i frutti derivanti dall’usufrutto legale sui beni dei figli, i
beni costituiti in fondo patrimoniale e i frutti di essi, salvo
quanto disposto dall’articolo 170 del codice civile;
d) le cose che non possono essere pignorate per disposizione di
legge.
7. Il deposito della domanda sospende, ai soli effetti del
concorso, il corso degli interessi convenzionali o legali fino alla
chiusura della liquidazione, a meno che i crediti non siano garantiti
da ipoteca, da pegno o privilegio, salvo quanto previsto dagli
articoli 2749, 2788 e 2855, commi secondo e terzo, del codice
civile.))

Art. 14-quater
Conversione della procedura di composizione in liquidazione

((1. Il giudice, su istanza del debitore o di uno dei creditori,
dispone, col decreto avente il contenuto di cui all’articolo
14-quinquies, comma 2, la conversione della procedura di composizione della crisi di cui alla sezione prima in quella di liquidazione del patrimonio nell’ipotesi di annullamento dell’accordo o di cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore ai sensi dell’articolo 14-bis, comma 2, lettera a). La conversione e’ altresi’ disposta nei casi di cui agli articoli 11, comma 5, e 14-bis, comma 1, nonche’ di risoluzione dell’accordo o di cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore ai sensi dell’articolo 14-bis, comma 2, lettera b), ove determinati da cause imputabili al debitore.

Art. 14-quinquies
Decreto di apertura della liquidazione

1. Il giudice, se la domanda soddisfa i requisiti di cui
all’articolo 14-ter, verificata l’assenza di atti in frode ai
creditori negli ultimi cinque anni, dichiara aperta la procedura di
liquidazione. Si applica l’articolo 10, comma 6.
2. Con il decreto di cui al comma 1 il giudice:
a) ove non sia stato nominato ai sensi dell’articolo 13, comma 1,
nomina un liquidatore, da individuarsi in un professionista in
possesso dei requisiti di cui all’articolo 28 del regio decreto 16
marzo 1942, n. 267;
b) dispone che, sino al momento in cui il provvedimento di
omologazione diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullita’,
essere iniziate o proseguite azioni cautelari o esecutive ne’
acquistati diritti di prelazione sul patrimonio oggetto di
liquidazione da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore;
c) stabilisce idonea forma di pubblicita’ della domanda e del
decreto, nonche’, nel caso in cui il debitore svolga attivita’
d’impresa, l’annotazione nel registro delle imprese;
d) ordina, quando il patrimonio comprende beni immobili o beni
mobili registrati, la trascrizione del decreto, a cura del
liquidatore;
e) ordina la consegna o il rilascio dei beni facenti parte del
patrimonio di liquidazione, salvo che non ritenga, in presenza di
gravi e specifiche ragioni, di autorizzare il debitore ad utilizzare
alcuni di essi. Il provvedimento e’ titolo esecutivo ed e’ posto in
esecuzione a cura del liquidatore;
f) fissa i limiti di cui all’articolo 14-ter, comma 5, lettera
b).
3. Il decreto di cui al comma 2 deve intendersi equiparato all’atto
di pignoramento.
4. La procedura rimane aperta sino alla completa esecuzione del
programma di liquidazione e, in ogni caso, ai fini di cui
all’articolo 14-undecies, per i quattro anni successivi al deposito
della domanda.

Art. 14-sexies
Inventario ed elenco dei creditori

((1. Il liquidatore, verificato l’elenco dei creditori e
l’attendibilita’ della documentazione di cui all’articolo 9, commi 2
e 3, forma l’inventario dei beni da liquidare e comunica ai creditori
e ai titolari dei diritti reali e personali, mobiliari e immobiliari,
su immobili o cose mobili in possesso o nella disponibilita’ del
debitore:
a) che possono partecipare alla liquidazione, depositando o
trasmettendo, anche a mezzo di posta elettronica certificata e
purche’ vi sia prova della ricezione, la domanda di partecipazione
che abbia il contenuto previsto dall’articolo 14-septies, con
l’avvertimento che in mancanza delle indicazioni di cui alla lettera
e) del predetto articolo, le successive comunicazioni sono eseguite
esclusivamente mediante deposito in cancelleria;
b) la data entro cui vanno presentate le domande;
c) la data entro cui sara’ comunicata al debitore e ai creditori
lo stato passivo e ogni altra utile informazione.

Art. 14-septies
Domanda di partecipazione alla liquidazione

((1. La domanda di partecipazione alla liquidazione, di
restituzione o rivendicazione di beni mobili o immobili e’ proposta
con ricorso che contiene:
a) l’indicazione delle generalita’ del creditore;
b) la determinazione della somma che si intende far valere nella
liquidazione, ovvero la descrizione del bene di cui si chiede la
restituzione o la rivendicazione;
c) la succinta esposizione dei fatti e degli elementi di diritto
che costituiscono la ragione della domanda;
d) l’eventuale indicazione di un titolo di prelazione;
e) l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata,
del numero di telefax o l’elezione di domicilio in un comune del
circondario ove ha sede il tribunale competente.
2. Al ricorso sono allegati i documenti dimostrativi dei diritti
fatti valere.

Art. 14-octies
Formazione del passivo

((1. Il liquidatore esamina le domande di cui all’articolo
14-septies e, predisposto un progetto di stato passivo, comprendente un elenco dei titolari di diritti sui beni mobili e immobili di proprieta’ o in possesso del debitore, lo comunica agli interessati, assegnando un termine di quindici giorni per le eventuali
osservazioni da comunicare con le modalita’ dell’articolo 14-sexies,
comma 1, lettera a).
2. In assenza di osservazioni, il liquidatore approva lo stato
passivo dandone comunicazione alle parti.
3. Quando sono formulate osservazioni e il liquidatore le ritiene
fondate, entro il termine di quindici giorni dalla ricezione
dell’ultima osservazione, predispone un nuovo progetto e lo comunica ai sensi del comma 1.
4. In presenza di contestazioni non superabili ai sensi del comma
3, il liquidatore rimette gli atti al giudice che lo ha nominato, il
quale provvede alla definitiva formazione del passivo. Si applica
l’articolo 10, comma 6.

Art. 14-novies
Liquidazione

((1. Il liquidatore, entro trenta giorni dalla formazione
dell’inventario, elabora un programma di liquidazione, che comunica
al debitore ed ai creditori e deposita presso la cancelleria del
giudice. Il programma deve assicurare la ragionevole durata della
procedura.
2. Il liquidatore ha l’amministrazione dei beni che compongono il
patrimonio di liquidazione. Fanno parte del patrimonio di
liquidazione anche gli accessori, le pertinenze e i frutti prodotti
dai beni del debitore. Il liquidatore cede i crediti, anche se
oggetto di contestazione, dei quali non e’ probabile l’incasso nei
quattro anni successivi al deposito della domanda. Le vendite e gli
altri atti di liquidazione posti in essere in esecuzione del
programma di liquidazione sono effettuati dal liquidatore tramite
procedure competitive anche avvalendosi di soggetti specializzati,
sulla base di stime effettuate, salvo il caso di beni di modesto
valore, da parte di operatori esperti, assicurando, con adeguate
forme di pubblicita’, la massima informazione e partecipazione degli
interessati. Prima del completamento delle operazioni di vendita, il
liquidatore informa degli esiti delle procedure il debitore, i
creditori e il giudice. In ogni caso, quando ricorrono gravi e
giustificati motivi, il giudice puo’ sospendere con decreto motivato
gli atti di esecuzione del programma di liquidazione. Se alla data di
apertura della procedura di liquidazione sono pendenti procedure
esecutive il liquidatore puo’ subentrarvi.
3. Il giudice, sentito il liquidatore e verificata la conformita’
degli atti dispositivi al programma di liquidazione, autorizza lo
svincolo delle somme, ordina la cancellazione della trascrizione del
pignoramento e delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione,
nonche’ di ogni altro vincolo, ivi compresa la trascrizione del
decreto di cui all’articolo 14-quinquies, comma 1, dichiara la
cessazione di ogni altra forma di pubblicita’ disposta.
4. I requisiti di onorabilita’ e professionalita’ dei soggetti
specializzati e degli operatori esperti dei quali il liquidatore puo’
avvalersi ai sensi del comma 1, nonche’ i mezzi di pubblicita’ e
trasparenza delle operazioni di vendita sono quelli previsti dal
regolamento del Ministro della giustizia di cui all’articolo 107,
settimo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
5. Accertata la completa esecuzione del programma di liquidazione
e, comunque, non prima del decorso del termine di quattro anni dal
deposito della domanda, il giudice dispone, con decreto, la chiusura
della procedura.

Art. 14-decies
Azioni del liquidatore

((1. Il liquidatore esercita ogni azione prevista dalla legge
finalizzata a conseguire la disponibilita’ dei beni compresi nel
patrimonio da liquidare e comunque correlata con lo svolgimento
dell’attivita’ di amministrazione di cui all’articolo 14-novies,
comma 2. Il liquidatore puo’ altresi’ esercitare le azioni volte al
recupero dei crediti compresi nella liquidazione.

Art. 14-undecies
Beni e crediti sopravvenuti

((1. I beni sopravvenuti nei quattro anni successivi al deposito
della domanda di liquidazione di cui all’articolo 14-ter
costituiscono oggetto della stessa, dedotte le passivita’ incontrate
per l’acquisto e la conservazione dei beni medesimi. Ai fini di cui
al periodo precedente il debitore integra l’inventario di cui
all’articolo 14-ter, comma 3.

Art. 14-duodecies
Creditori posteriori

((1. I creditori con causa o titolo posteriore al momento
dell’esecuzione della pubblicita’ di cui all’articolo 14-quinquies,
comma 2, lettere c) e d), non possono procedere esecutivamente sui
beni oggetto di liquidazione.
2. I crediti sorti in occasione o in funzione della liquidazione o
di uno dei procedimenti di cui alla precedente sezione sono
soddisfatti con preferenza rispetto agli altri, con esclusione di
quanto ricavato dalla liquidazione dei beni oggetto di pegno ed
ipoteca per la parte destinata ai creditori garantiti.

Art. 14-terdecies
Esdebitazione

((1. Il debitore persona fisica e’ ammesso al beneficio della
liberazione dei debiti residui nei confronti dei creditori
concorsuali e non soddisfatti a condizione che:
a) abbia cooperato al regolare ed efficace svolgimento della
procedura, fornendo tutte le informazioni e la documentazione utili,
nonche’ adoperandosi per il proficuo svolgimento delle operazioni;
b) non abbia in alcun modo ritardato o contribuito a ritardare lo
svolgimento della procedura;
c) non abbia beneficiato di altra esdebitazione negli otto anni
precedenti la domanda;
d) non sia stato condannato, con sentenza passata in giudicato,
per uno dei reati previsti dall’articolo 16;
e) abbia svolto, nei quattro anni di cui all’articolo
14-undecies, un’attivita’ produttiva di reddito adeguata rispetto
alle proprie competenze e alla situazione di mercato o, in ogni caso,
abbia cercato un’occupazione e non abbia rifiutato, senza
giustificato motivo, proposte di impiego;
f) siano stati soddisfatti, almeno in parte, i creditori per
titolo e causa anteriore al decreto di apertura della liquidazione.
2. L’esdebitazione e’ esclusa:
a) quando il sovraindebitamento del debitore e’ imputabile ad un
ricorso al credito colposo e sproporzionato rispetto alle sue
capacita’ patrimoniali;
b) quando il debitore, nei cinque anni precedenti l’apertura
della liquidazione o nel corso della stessa, ha posto in essere atti
in frode ai creditori, pagamenti o altri atti dispositivi del proprio
patrimonio, ovvero simulazioni di titoli di prelazione, allo scopo di
favorire alcuni creditori a danno di altri.
3. L’esdebitazione non opera:
a) per i debiti derivanti da obblighi di mantenimento e
alimentari;
b) per i debiti da risarcimento dei danni da fatto illecito
extracontrattuale, nonche’ per le sanzioni penali ed amministrative
di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti;
c) per i debiti fiscali che, pur avendo causa anteriore al
decreto di apertura delle procedure di cui alle sezioni prima e
seconda del presente capo, sono stati successivamente accertati in
ragione della sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi.
4. Il giudice, con decreto adottato su ricorso del debitore
interessato, presentato entro l’anno successivo alla chiusura della
liquidazione, sentiti i creditori non integralmente soddisfatti e
verificate le condizioni di cui ai commi 1 e 2, dichiara inesigibili
nei suoi confronti i crediti non soddisfatti integralmente. I
creditori non integralmente soddisfatti possono proporre reclamo ai
sensi dell’articolo 739 del codice di procedura civile di fronte al
tribunale e del collegio non fa parte il giudice che ha emesso il
decreto.
5. Il provvedimento di esdebitazione e’ revocabile in ogni momento,
su istanza dei creditori, se risulta:
a) che e’ stato concesso ricorrendo l’ipotesi del comma 2,
lettera b);
b) che e’ stato dolosamente o con colpa grave aumentato o
diminuito il passivo, ovvero sottratta o dissimulata una parte
rilevante dell’attivo ovvero simulate attivita’ inesistenti.
6. Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti
del codice di procedura civile. Il reclamo si propone al tribunale e
del collegio non puo’ far parte il giudice che ha pronunciato il
provvedimento.

SEZIONE TERZA
DISPOSIZIONI COMUNI
Art. 15
Organismi di composizione della crisi

((1. Possono costituire organismi per la composizione delle crisi
da sovraindebitamento enti pubblici dotati di requisiti di
indipendenza e professionalita’ determinati con il regolamento di cui
al comma 3. Gli organismi di conciliazione costituiti presso le
camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura ai sensi
dell’articolo 2 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e successive
modificazioni, il segretariato sociale costituito ai sensi
dell’articolo 22, comma 4, lettera a), della legge 8 novembre 2000,
n. 328, gli ordini professionali degli avvocati, dei commercialisti
ed esperti contabili e dei notai sono iscritti di diritto, a semplice
domanda, nel registro di cui al comma 2.
2. Gli organismi di cui al comma 1 sono iscritti in un apposito
registro tenuto presso il Ministero della giustizia.
3. I requisiti di cui al comma 1 e le modalita’ di iscrizione nel
registro di cui al comma 2, sono stabiliti con regolamento adottato
dal Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dello
sviluppo economico ed il Ministro dell’economia e delle finanze, ai
sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400,
entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto. Con lo stesso decreto sono disciplinate le condizioni per
l’iscrizione, la formazione dell’elenco e la sua revisione, la
sospensione e la cancellazione degli iscritti, nonche’ la
determinazione dei compensi e dei rimborsi spese spettanti agli
organismi a carico dei soggetti che ricorrono alla procedura.
4. Dalla costituzione e dal funzionamento degli organismi indicati
al comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della
finanza pubblica, e le attivita’ degli stessi devono essere svolte
nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie
disponibili a legislazione vigente.
5. L’organismo di composizione della crisi, oltre a quanto previsto
dalle sezioni prima e seconda del presente capo, assume ogni
iniziativa funzionale alla predisposizione del piano di
ristrutturazione e all’esecuzione dello stesso.
6. Lo stesso organismo verifica la veridicita’ dei dati contenuti
nella proposta e nei documenti allegati, attesta la fattibilita’ del
piano ai sensi dell’articolo 9, comma 2.
7. L’organismo esegue le pubblicita’ ed effettua le comunicazioni
disposte dal giudice nell’ambito dei procedimenti previsti dalle
sezioni prima e seconda del presente capo. Le comunicazioni sono
effettuate a mezzo posta elettronica certificata se il relativo
indirizzo del destinatario risulta dal registro delle imprese ovvero
dall’Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica
certificata delle imprese e dei professionisti e, in ogni altro caso,
a mezzo telefax o lettera raccomandata.
8. Quando il giudice lo dispone ai sensi degli articoli 13, comma
1, o 14-quinquies, comma 2, l’organismo svolge le funzioni di
liquidatore stabilite con le disposizioni del presente capo. Ove
designato ai sensi dell’articolo 7, comma 1, svolge le funzioni di
gestore per la liquidazione.
9. I compiti e le funzioni attribuiti agli organismi di
composizione della crisi possono essere svolti anche da un
professionista o da una societa’ tra professionisti in possesso dei
requisiti di cui all’articolo 28 del regio decreto 16 marzo 1942, n.
267, e successive modificazioni, ovvero da un notaio, nominati dal
presidente del tribunale o dal giudice da lui delegato. Fino
all’entrata in vigore del regolamento di cui al comma 3, i compensi
sono determinati secondo i parametri previsti per i commissari
giudiziali nelle procedure di concordato preventivo, quanto alle
attivita’ di cui alla sezione prima del presente capo, e per i
curatori fallimentari, quanto alle attivita’ di cui alla sezione
seconda del presente capo. I predetti compensi sono ridotti del
quaranta per cento.
10. Per lo svolgimento dei compiti e delle attivita’ previsti dal
presente capo, il giudice e, previa autorizzazione di quest’ultimo,
gli organismi di composizione della crisi possono accedere ai dati
contenuti nell’anagrafe tributaria, compresa la sezione prevista
dall’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, nei sistemi di informazioni
creditizie, nelle centrali rischi e nelle altre banche dati
pubbliche, ivi compreso l’archivio centrale informatizzato di cui
all’articolo 30-ter, comma 2, del decreto legislativo 13 agosto 2010,
n. 141, nel rispetto delle disposizioni contenute nel codice in
materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e del codice di deontologia e di
buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati
in tema di crediti al consumo, affidabilita’ e puntualita’ nei
pagamenti, di cui alla deliberazione del Garante per la protezione
dei dati personali 16 novembre 2004, n. 8, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 300 del 23 dicembre 2004.
11. I dati personali acquisiti a norma del presente articolo
possono essere trattati e conservati per i soli fini e tempi della
procedura e devono essere distrutti contestualmente alla sua
conclusione o cessazione. Dell’avvenuta distruzione e’ data
comunicazione al titolare dei suddetti dati, tramite lettera
raccomandata con avviso di ricevimento o tramite posta elettronica
certificata, non oltre quindici giorni dalla distruzione medesima.

Art. 16
Sanzioni

((1. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, e’ punito con
la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da 1.000 a 50.000
euro il debitore che:
a) al fine di ottenere l’accesso alla procedura di composizione
della crisi di cui alla sezione prima del presente capo aumenta o
diminuisce il passivo ovvero sottrae o dissimula una parte rilevante
dell’attivo ovvero dolosamente simula attivita’ inesistenti;
b) al fine di ottenere l’accesso alle procedure di cui alle
sezioni prima e seconda del presente capo, produce documentazione
contraffatta o alterata, ovvero sottrae, occulta o distrugge, in
tutto o in parte, la documentazione relativa alla propria situazione
debitoria ovvero la propria documentazione contabile;
c) omette l’indicazione di beni nell’inventario di cui
all’articolo 14-ter, comma 3;
d) nel corso della procedura di cui alla sezione prima del
presente capo, effettua pagamenti in violazione dell’accordo o del
piano del consumatore;
e) dopo il deposito della proposta di accordo o di piano del
consumatore, e per tutta la durata della procedura, aggrava la sua
posizione debitoria;
f) intenzionalmente non rispetta i contenuti dell’accordo o del
piano del consumatore.
2. Il componente dell’organismo di composizione della crisi, ovvero
il professionista di cui all’articolo 15, comma 9, che rende false
attestazioni in ordine alla veridicita’ dei dati contenuti nella
proposta o nei documenti ad essa allegati, alla fattibilita’ del
piano ai sensi dell’articolo 9, comma 2, ovvero nella relazione di
cui agli articoli 9, comma 3-bis, 12, comma 1 e 14-ter, comma 3, e’
punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 1.000 a
50.000 euro.
3. La stessa pena di cui al comma 2 si applica al componente
dell’organismo di composizione della crisi, ovvero al professionista
di cui all’articolo 15, comma 9, che cagiona danno ai creditori
omettendo o rifiutando senza giustificato motivo un atto del suo
ufficio.

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